Ciao Cinzia Susino, come stai? sappiamo che ti occupi di vari ruoli nel campo dell’intrattenimento. Di base sei attrice…parlaci un pò della tua formazione e come nasce la passione verso la recitazione?
Ciao, sto bene, grazie. La mia formazione nasce in Sicilia, dove sono nata. Prima ho vissuto a Gela (CL) e frequentato corsi di teatro popolare. Poi a Catania, dove ho seguito i corsi del Teatro Stabile. Prima mi sono trasferita a Roma. Lì ho studiato presso “Il Cantiere Teatrale”. Successivamente, mi sono trasferita a Londra, dove ho frequentato i corsi dell’Actors’ Centre di Covent Garden. Parallelamente, continuo a partecipare a numerosi corsi di perfezionamento, canto e improvvisazione.
Parli varie lingue, in quale di queste ti identifichi di più e trovi più facile nella professione d’attrice?
Può sembrare strano dato che sono italiana. Tuttavia, la lingua in cui amo recitare di più è l’inglese. Forse perché offre un maggiore distacco tra l’interprete e il personaggio. Quando vivevo nel Regno Unito, pensavo e sognavo in inglese. Oggi, spesso, quando mi arrabbio o mi spavento, mi esprimo in inglese. Non so spiegare il motivo. Quando recito in inglese, mi sembra di essere un po’ più autentica. Questo è rispetto a quando lo faccio in italiano.
Hai studiato anche all’estero, in particolare a Londra. Come definiresti il rapporto della recitazione come suo oggetto di studio rispetto a quello italiano? Che differenze hai trovato?
Credo che una grande differenza tra l’approccio allo studio della recitazione nei due Paesi risieda nel senso del gioco. Recitare, to play, giocare.
Penso che questo elemento sia molto più presente nel metodo inglese. A volte, in Italia, percepisco invece una certa pesantezza gratuita, una richiesta di sofferenza o di martirio che faccio fatica a comprendere.
Hai seguito vari laboratori di Casting Director, l’approccio tra quello UK e Italiano è molto diverso?
Direi proprio di sì: è una grande, grandissima differenza. I casting director stranieri, come americani, inglesi o di altre nazionalità, danno spazio anche ad attori sconosciuti. Questi attori non devono essere necessariamente “standard” né nell’aspetto fisico né nel modo di approcciarsi al lavoro.
Un’enorme differenza è che alcuni casting director italiani pretendono di conoscere l’età anagrafica di un attore. Questo non vale per tutti, naturalmente. Questo è non solo limitante, ma anche miope. Un interprete esprime l’età che comunica attraverso il corpo e la voce: l’età anagrafica è solo un numero. All’estero lo sanno bene e si comportano di conseguenza. Negli Stati Uniti, ad esempio, è illegale chiedere a un attore quanti anni abbia. In Italia, invece, decine di interpreti straordinari vengono esclusi dai provini per colpa di un semplice numero nell’anno di nascita.
Hai fatto molto teatro, lavorando con vari maestri, sia sul lato italiano che estero…parlaci un pò di questi tuoi lavori e di come ti hanno cambiato e formato come attrice…
In realtà ho fatto teatro, ma non tantissimo. A Londra ho lavorato in produzioni molto off, che mi divertivano perché mi permettevano di sperimentare liberamente. Era un ambiente molto “ruspante”, se posso dire così: teatri piccoli, spettacoli vivaci e un grande entusiasmo creativo. Come attrice ho imparato la gioia della condivisione. Ho scoperto il sacrificio e l’emozione che nasce dal contatto con il pubblico. Il pubblico era spesso internazionale, così come i miei compagni di scena. Il teatro che ho fatto in Italia mi ha insegnato la disciplina, la fatica e l’ascolto.
Ho iniziato la mia carriera in Sicilia. Poi sono andata a Roma dove ho scoperto le differenze tra gli attori e la bellezza unica di ciascuno di loro. Allo stesso tempo, ho scoperto la particolarità di ogni regista. È necessario imparare a parlare tutti la stessa lingua per dare vita allo spettacolo.
Sei passata dal teatro alla Tv e Cinema, lavorando anche all’estero, quale è stato l’approccio svolto verso questo nuovo medium e quali differenze hai notato?
Be’, per me la macchina da presa è l’oggetto del desiderio. Se fosse per me, passerei tutta la giornata su un set. Sul set ho fatto di tutto: dalla segretaria di edizione all’aiuto costumista, dall’assistente di produzione all’aiuto regia.
Una volta, durante un cortometraggio di cui ero aiuto regia, ho persino sostituito il fonico al microfono. È stato un lavoro fisicamente estenuante. Non sentivo più le braccia! Per me, il cinema è magia pura. È la cosa più bella del mondo. Vorrei aver visto tutti i film mai girati — e anche quelli che si gireranno.
Sono una vera bulimica di cinema. Trovo sconvolgente che un film girato nel 1951 riesca ancora oggi a emozionarci. I protagonisti probabilmente non sono più in vita. E poi, sul set, quel momento in cui la troupe fa silenzio al “ciak” è sempre toccante. Vedo un gruppo di persone con talenti diversi. Sono uniti per dare forma a ciò che uno sceneggiatore ha immaginato. Questo mi inebria.
Progetti futuri?
Vincere almeno un Oscar e presentare il Festival di Sanremo. Scherzo. Un po’.
Nel 2025 il sopravvento dei Social è diventato molto importante anche nel settore. Quale è il tuo rapporto con esso? Hai vissuto in pieno questo cambiamento?
Io sono totalmente social. Sono su Facebook. Condivido pensieri, emozioni e foto. Sono su Instagram. Lo ammetto, considero Instagram praticamente inutile, e non mi ha mai davvero conquistata. Sono su TikTok. Creo video comici e mi informo sulle notizie… mentre mi strucco o faccio la skincare.
Quali consigli daresti a nuovi artisti emergenti che vogliono approcciarsi al settore al giorno d’oggi?
Domanda da un milione di dollari. Intanto, il primo passo è trovare una buona agenzia — ed è fondamentale. Purtroppo, io ho perso molto tempo dietro ad agenzie sbagliate.
Poi, vivere a Roma: è ancora oggi una scelta quasi obbligata per chi vuole lavorare nel settore. Queste sono le basi tecniche. Per chi sogna il cinema, consiglio di provare a entrare al Centro Sperimentale. E quando non superate un provino, ricordate che i motivi possono essere mille. E 999 di questi non hanno nulla a che fare con voi. Hanno cambiato il personaggio o lo hanno tagliato. È passato da uomo a donna oppure hanno modificato l’età. Deve avere i capelli rossi o somigliare al bambino già scelto… e così via.
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